Bozza riforma fiscale: gli interpelli all’agenzia delle Entrate saranno a pagamento

Quanto bisogna pagare per la richiesta di informazioni all’Agenzia delle Entrate dipenderà da chi sta ponendo la domanda, cioè il tipo di contribuente, e dal tipo di richiesta, ovvero il valore della questione posta nell’istanza

Nell’attuale bozza del disegno di legge di delega al Governo per la riforma fiscale 2023, è inserita all’articolo 4 una misura secondo cui, gli interpelli all’Agenzia delle Entrate, espressamente ammessi dall’art. 11 dello Statuto del contribuente (Legge n° 212/2000) potrebbero diventare a pagamento ovvero subordinati al pagamento di uno specifico contributo. L’importo sarà destinato al finanziamento della specializzazione e della formazione professionale del personale.

La misura nasce perché nel 2022 sono state fornite, da parte dell’Agenzia delle Entrate, circa  che denotano una complessità del sistema normativo tributario ed un impegno notevole per il personale dell’Agenzia delle Entrate.

E’ anche previsto che sia limitata la possibilità di presentazione degli interpelli all’Agenzia delle Entrate alle sole questioni che non hanno già soluzioni in documenti interpretativi già pubblicati.

A cosa servono gli interpelli

Val la pena rammentare, che le istanze di interpello servono ai contribuenti per chiedere chiarimenti direttamente all’amministrazione Finanziaria rispetto ad uno specifico caso personale che può far sorgere un dubbio. Il Fisco, dà tutte le delucidazioni al contribuente nella risposta all’istanza di interpello, per evitare futuri contenziosi.

I contribuenti privati, ricorrono all’interpello ordinario, articolo 11, comma 1, lettera a), Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), che consente a ogni contribuente di chiedere un parere sulle delle disposizioni tributarie di incerta interpretazione riguardo un caso concreto e personale:<<Il contribuente può interpellare l’amministrazione per ottenere una risposta riguardante fattispecie concrete e personali relativamente a: applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione di tali disposizioni (…)>>.

Tipi di interpello

Va detto che esistono altre tipologie di interpello tra cui:

  • Probatorio con cui il contribuente chiede un parere sulle condizioni/idoneità per accedere a determinati regimi fiscali nei casi espressamente previsti (istanze presentate dalle società “non operative” (articolo 30 della legge 724 del 1994) e quelle previste ai fini della spettanza del beneficio ACE (articolo 1, comma 8, DL 201 del 2011) ad esempio;
  • Anti-abuso con cui il contribuente ottiene un parere relativo alla abusività di un’operazione non più solo ai fini delle imposte sui redditi, ma per qualsiasi settore impositivo;
  • Disapplicativo, con cui il contribuente può ottenere la disapplicazione di norme antielusive che limitano deduzioni, detrazioni, crediti di imposta (unica tipologia di interpello obbligatorio);
  • Nuovi investimenti, utilizzati dagli investitori, italiani o stranieri, per chiedere un parere relativo al regime tributario applicabile a ingenti investimenti (non inferiori a venti milioni di euro e con rilevanti e durature ricadute occupazionali) effettuati in Italia.

Considerazioni

A questo punto sarà necessario attendere il testo finale del DDL di delega per capire quel che accadrà su tale intervento fiscale ampiamente criticato giacchè il personale dell’agenzia delle Entrate dovrebbe lavorare al servizio dei contribuenti e dei cittadini.

BP Studio tributario & societario

Brindisi – Monopoli

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