L’economia delle piccole imprese sempre più a picco

Il mercato delle piccole imprese, notoriamente, si muove su un terreno fragile nel quale gli equilibri spesso si fondano sulle capacità dell’imprenditore di ricorrere a strategia emergenziali.

Risalenti pseudo dogmi affermavano che l’Italia è la Repubblica delle cambiali ed in realtà parte del miracolo economico (film di Totò del 1959) è stato realizzato con la postergazione del debito attraverso il titolo di credito che contiene la promessa incondizionata, fatta da un soggetto di pagare una determinata somma ad una determinata scadenza. Nel tempo con i nuovi sistemi tecnologici e con la politica espansiva delle banche di rilascio del libretto di assegni, nonché con l’elevato costo del bollo sulla cambiale, il titolo di credito è andato quasi in soffitta, per essere riesumato con la legge n. 386/1990 a causa delle norme sanzionatorie per il mancato pagamento di assegni.

In tempi di coronavirus, le cambiali, con il d.l. 23/2020 art. 11 ed anche gli assegni post datati (anche se normativamente non previsti), con emissione o scadenza nel periodo 9 marzo – 30 aprile 2020 restano sospesi. In altri termini il creditore può mettere all’incasso il titolo ma se non viene pagato non vi sono conseguenze sanzionatorie e diviene pagabile dopo il 30 aprile 2020.

Successivamente a tale data le cambiali riacquistano efficacia esecutiva determinando la sanzione dell’iscrizione nel registro dei protesti tenuto dalle Camere di Commercio.

Per gli assegni, decorso il predetto periodo scatta la penale del 10%, l’iscrizione della Centrale Allarme Interbancario e il divieto di emettere assegni, oltre la sanzione comminata dal Prefetto.

Il 30 aprile è trascorso e le attività sono ancora tutte chiuse, commercianti ed artigiani hanno azzerato gli incassi ed il nuovo decreto di aprile, che avrebbe dovuto prorogare i termini anzidetti, più volte annunciato, non ha ancora visto il varo.

Nei prossimi giorni assisteremo ad una vertiginosa insolvenza per cambiali ed assegni con ogni conseguenza di revoche di affidamenti bancari per la classificazione dei clienti insolventi per protesto cambiario e/o per iscrizione nei CAI. L’ennesima inammissibile distrazione del legislatore che in tal guisa, oltre alla elefantiaca lentezza dell’erogazioni di prestiti bancari, semmai concessi, metterà ancor più in difficoltà il mondo della piccola impresa che chiuderà definitivamente i battenti creando quell’allarme sociale che oramai sta invadendo la popolazione. Nel Registro della la Camera di Commercio di Bari, la quinta in Italia, il numero di imprese sono oltre 150.000 e si stima (fonte sismografo Unioncamere Puglia) che il 20 per cento cesserà la propria attività nel 2020 con una disoccupazione per circa centomila addetti.

pubblicato su gazzetta economia
Saverio Belviso

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