In alcune situazioni e condizioni l’imposta di successione non è dovuta.
L’imposta di successione in Italia rappresenta il prelievo del Fisco nel passaggio di proprietà dei beni da un defunto ai suoi eredi. Esaminiamo i tratti peculiari di questo istituto per capire quando pagarla e quando no.
Che vuol dire imposta di successione
L’imposta di successione è un tributo indiretto che si applica al momento del trasferimento delle proprietà e di altri diritti su beni mobili e immobili, successivamente alla morte del de cuius.
Ciò significa che in caso di eredità di beni mobili, immobili, diritti reali o denaro,l’imposta di successione deve essere pagata all’Agenzia delle Entrate.
Altresì, è obbligatorio presentare la dichiarazione di successione entro 12 mesi dalla data di apertura della successione coincidente, di solito, con la data del decesso del contribuente, se nel patrimonio ereditario ci sono beni immobili o diritti reali immobiliari.
Se invece, l’eredità ha un valore non superiore a 100.000 euro e non ci sono beni immobili o diritti reali su immobili, gli eredi sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione.
Forme di successione
– Successione legittima: l’eredità è determinata in base alle leggi, considerando i rapporti di parentela e la quota di eredità di ciascun erede;
– Successione testamentaria: il de cuius che ha fatto il testamento individua i successibili e le quote ad essi assegnate;
– Successione mista: il defunto ha disposto la successione solo di una parte dei propri averi e l’altra parte segue le regole della successione legittima.
Casi nei quali l’imposta di successione è dovuta
Innanzitutto è bene capire quali sono i beni che sottostanno alla imposta di successione la quale, deve essere necessariamente versata al fisco perché avvenga il trasferimento dell’eredità.
Tra i beni oggetto di imposta di successione:
- gli immobili, che, normalmente, si valutano mediante l’applicazione di determinati coefficienti alla rendita catastale;
- tutte le obbligazioni, i crediti, i beni mobili e il denaro che entrano nell’asse ereditario.
Preliminarmente, per il calcolo dell’imposta di successione deve essere quantificata l’eredità totale sommando tutte le proprietà del defunto ovvero il valore di immobili, diritti reali su beni immobili, titoli, beni mobili, partecipazioni, crediti, ecc, e poi, devono essere sottratte le passività del defunto, ossia i debiti e le spese mediche sostenute per suo conto dagli eredi negli ultimi 6 mesi di vita. Ed è da tale differenza che si ottiene il patrimonio su cui calcolare l’imposta che cambia a seconda del grado di parentela dell’erede e del legatario (colui che non è titolare di una quota del patrimonio ma solo di specifici beni).
Aliquote e beni imponibili
L’imposta di successione è dovuta da eredi e legatari in misura corrispondente a parte del valore della quota o del legato ricevuto in eredità con le seguenti aliquote previste dalla norma:
- coniugi e parenti diretti, come genitori e figli, pagano il 4% sul valore eccedente un milione di euro per ogni erede.
- fratelli e sorelle pagano il 6% sul valore eccedente i 100.000 euro ciascuno.
- altri parenti fino al quarto grado in linea diretta e fino al terzo grado in linea collaterale pagano anch’essi il 6%.
- altre persone nominate dal defunto pagano l’8% senza alcuna franchigia.
Tra i c.d. beni imponibili:
- Beni immobili e diritti reali immobiliari;
- Aziende, navi e aeromobili;
- Azioni e obbligazioni, altri titoli, quote sociali; Rendite e pensioni;
- Crediti;
- Altri beni come denaro, gioielli e mobili per un importo pari al 10 per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico non ne risulti l’esistenza per un importo differente.
Passività deducibili
Sono deducibili dal patrimonio ereditario
- debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione;
- spese mediche e funerarie, queste ultime in misura non superiore a euro 1.032,91 che rappresenta la soglia massima di deducibilità;
- eventuali imposte pagate ad uno stato estero in dipendenza della stessa successione.
Casi di esonero dall’imposta di successione
Beni e soggetti che possono essere esclusi dal pagamento dell’imposta di successione. Sono esclusi dal pagamento dell’imposta di successione, e non devono inseriti nella dichiarazione di successione:
- Titoli dello Stato, come i buoni, ordinari e pluriennali, del Tesoro e i certificati di credito;
- Crediti verso lo Stato non ancora riconosciuti;
- Crediti rivendicati in sede giudiziaria ma non ancora definiti da sentenza giudiziale;
- Beni mobili registrati nel Pubblico Registro Automobilistico;
- Trattamenti di Fine Rapporto e le indennità da lavoro;
- beni culturali soggetti a vincolo come beni di pregio architettonico, storico o culturale.
I trasferimenti di aziende, rami di azienda, quote sociali e azioni a favore del coniuge e degli eredi in linea retta non sottostanno al pagamento dell’imposta di successione. È consentita l’esenzione del pagamento dell’imposta di successione alle indennità di cui agli art. 1751, ultimo comma, e 2122 del codice civile e alle indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto.
Qualora l’erede sia un disabile ai sensi dellaLegge 104 del 1992, la franchigia per l’esenzione dell’imposta di successione è fissata in 1.500.000 euro.
Esenzioni anche se gli eredi sono enti religiosi oppure onlus.
Avv. Iolanda Pansardi
BP Studio tributario & societario
Brindisi – Monopoli
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